“Non sappiamo
come estrapolare all’uomo i risultati ottenuti con gli animali”.
Prof. John A. Oakes, Professore di Medicina e Farmacologia dell’Università
Vanderbilt
La stragrande maggioranza degli esperimenti compiuti
sugli animali sono quelli per i test "di tossicità"
obbligatori per legge, cioè quei test che dovrebbero accertare
la pericolosità di una data sostanza chimica per l'uomo.
Altri esperimenti sono quelli compiuti invece nella ricerca biomedica
di base, per lo studio delle malattie: in questo caso non è
obbligatorio per legge usare gli animali, però è
quello che si continua a fare. Infine, una piccola percentuale
di esperimenti sono quelli a scopo didattico-dimostrativo.
Per i test di tossicità sono state sviluppate
negli ultimi vent'anni diverse metodologie:
• Colture
di cellule e di tessuti umani: permettono
ai ricercatori di studiare specifiche parti del corpo umano. Ad
esempio, cellule di sangue e tessuto canceroso servono a investigare
sulle modalità con cui i virus causano le infezioni; la
placenta umana può servire per provare se certi farmaci
possono o meno passare la barriera placentale dalla madre al bambino.
•
Microorganismi: servono a provare il danno genetico
causato da sostanze chimiche o radiazioni. Ad esempio, il test
di Ames, basato su microorganismi, è un test di mutagenicità,
cioè può identificare le sostanze chimiche che danneggiano
il DNA delle cellule.
•
Modelli matematici computerizzati: esistono diversi
sistemi di questo genere, per esempio "DEREK", un programma
sviluppato all'Università di Leeds il cui database contiene
molte informazioni sulle reazioni allergiche.
•
Tecniche non-invasive per immagini: servono per
la ricerca sul cervello, e consentono lo studio diretto del cervello
umano, attraverso metodi sicuri e non invasivi, ad esempio la
PET (Tomografia a Emissione di Positroni), l'elettroencefalografia,
etc.
•
Sistemi artificiali: sono modelli in vitro che
simulano una parte del corpo umano. Esistono modelli dell'intestino
umano, della pelle umana, gli occhi artificiali, etc.
Per la ricerca biomedica di base, lo studio va
fatto direttamente sull'uomo (studi clinici, epidemiologici, etc.
come illustrato più oltre, ovviamente rispettando rigorosamente
i limiti imposti dall'etica alla ricerca clinica), e per i test
di nuovi possibili farmaci si possono usare colture in vitro di
tessuti o interi organi umani. I ricercatori che abbiano a cuore
la vera ricerca scientifica e non la propria carriera, hanno a
disposizione metodi migliori dei test sugli animali:
- La ricerca
clinica: la maggior parte delle scoperte mediche
(i cui successi vengono spesso attribuiti alla sperimentazione
animale) sono dovute infatti ad un'osservazione clinica (sull'uomo)
di un particolare fenomeno, che solo in seguito i ricercatori
tentano di riprodurre negli animali, inducendo artificialmente
in essi delle patologie. Essi variano le condizioni dell'esperimento,
così come la specie di animale utilizzata, fintantochè
non trovano una specie e una serie di condizioni per cui il risultato
coincide con l'indicazione già nota fornita dall'uomo;
e così il merito va "all'esperimento sull'animale";
- L'epidemiologia e la statistica: l'epidemiologia studia la frequenza e la distribuzione delle patologie
nella popolazione; la statistica è invece la disciplina
che si occupa del trattamento dei dati numerici derivanti da un
gruppo di individui. Sono stati l'impiego della epidemiologia
e della statistica che hanno permesso di riconoscere la maggior
parte dei fattori di rischio delle malattie cardiocircolatorie
quali l'ipertensione arteriosa, il fumo, il sovrappeso, l'ipercolesterolemia;
- Lo studio
diretto dei pazienti, tramite i moderni strumenti di analisi non-invasivi: questi metodi consentono di ottenere ottimi risultati, come è
stato riscontrato per le malattie cardiache;
- Le autopsie e biopsie: le autopsie sono state cruciali per la comprensione di molte malattie;
con le biopsie si possono ottenere molte informazioni durante
i vari stadi della malattia. Per esempio, le biopsie endoscopiche
hanno dimostrato che il cancro al colon deriva da tumori benigni
chiamati adenomi. Questo è in contrasto con il modello
animale più usato, in cui non vi è la sequenza adenoma-carcinoma.
Per quanto riguarda la sperimentazione didattica
esistono ormai centinaia di metodologie alternative già
validate:
• modellini, manichini e simulatori meccanici animali e
umani;
• film e video;
• libri di fotografie;
• simulazioni computerizzate;
• esperimenti su piante, microorganismi, colture cellulari
e tessutali;
• pratica clinica.
La
validazione dei metodi alternativi
Ai fini della predittività nei confronti
dell'uomo, la legge prevede che i modelli alternativi vadano validati.
Nonostante i considerevoli sforzi compiuti per sviluppare metodi
alternativi all'uso di animali, sono stati fatti relativamente
pochi progressi nell'accettazione di questi test da parte degli
organismi preposti. L'inerzia al cambiamento è stata significativa:
sia gli scienziati sia le persone preposte ai controlli tendono
a usare tecniche con cui sono già familiari.
Un altro problema consiste nel metodo di validazione. La validazione
è il processo che stabilisce l'affidabilità e la
rilevanza di un metodo. L'affidabilità consiste nella riproducibilità
dei risultati nello stesso laboratorio e tra laboratori diversi,
e la rilevanza è la misura dell'utilità e della
significatività del metodo per un certo scopo.
I test di validazione sono molto lunghi e onerosi (possono durare
molti anni), e poggiano su una base scientificamente inaccettabile:
un metodo si ritiene valido quando fornisce per certe sostanze
risultati simili a quelli ottenuti, in passato, per le stesse
sostanze mediante animali da laboratorio. Dal punto di vista scientifico
questo è insensato, perché i risultati vanno confrontati
con quelli noti sull'uomo, non sugli animali (anche perché
animali di specie diverse danno comunque risultati diversi tra
loro). Inoltre, non ha senso confrontare i dati ottenuti da un
organismo in toto con quelli di una coltura cellulare umana. Questi
ultimi sono parziali, ma danno informazioni certe per l'uomo,
invece i test sugli animali sono più completi ma danno
informazioni completamente incerte (e quindi irrilevanti) riguardo
all'effetto sull'organismo umano.
Inoltre, tutti i test su animali già in uso non sono mai
stati validati (e in effetti la correlazione dei risultati da
essi ottenuti e quelli ottenuti sull'uomo è molto bassa,
spesso statisticamente irrilevante), ma entrano di diritto lo
stesso nelle linee guida, accettate a livello mondiale, dell'Organizzazione
per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OECD - Organization
for Economic Cooperation an Development).
L'Unione Europea ha istituito un centro per la validazione di
metodi alternativi, l'ECVAM (European Center for the Validation
of Alternative Methods) che ha sede a Ispra, Varese.
Conclusioni
Come si è
visto da questa panoramica, i metodi alternativi sono in
fase di sviluppo già da molti anni, ma ci sono ancora
varie questioni che ne rendono poco applicabile l'uso:
• problemi nella validazione di questi metodi, dovuta
all'inerzia al cambiamento e a metodi di validazione troppo
restrittivi e poco scientifici
• molti metodi alternativi non sono "sostitutivi",
cioè usano ancora parti di animali (uccisi appositamente),
e questo non è accettabile né sul piano etico
né su quello scientifico
• inerzia al cambiamento anche nell'uso di metodi
già validati
• difficoltà nel reperire tessuti umani utilizzabili
per i test di tossicità e la ricerca, non dovuti
a una vera e propria mancanza di materia prima, ma solo
a una mancanza di organizzazione e normative su questo tema.
Ciascuno di noi può
fare qualcosa per far cambiare la situazione: occorre far
sentire la nostra voce, in vari modi, affinché i
legislatori tengano conto del parere dei cittadini su questo
argomento importante e complesso, sia dal punto di vista
etico che scientifico.
“Di tutti i
crimini neri che l’uomo commette contro Dio e il creato,
la vivisezione è il più nero”. Mahatma
Ghandi, 1869-1948 |