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La proposta di Vivaro
Il Consiglio di Amministrazione del Comune di Vivaro (PN), capeggiato da Walter D’Agnolo, ha inoltrato alla Regione Friuli Venezia Giulia una proposta di soppressione dei cani randagi trovati vaganti nel territorio del loro Comune, dopo 12 mesi trascorsi nelle strutture di accoglienza.
La loro richiesta è motivata anzitutto dalla difficoltà dell’Amministrazione di sostenere le loro spese di mantenimento: attualmente i cani da loro mantenuti sono 10, costo giornaliero di €2,5, per un totale di circa € 10.000,00.
I Consiglieri sostengono che dopo 12 mesi di vita in canile, appare chiaro che i cani non hanno speranza di essere adottati e quindi conducono un’esistenza triste e sofferta per essere destinati a rimanere per sempre rinchiusi in un box.
Gli abitanti di Vivaro e gli Amministratori dicono che i loro territori ben si prestano all’abbandono di cani, nelle numerose campagne e zone rurali lontano dalle case (Magredi), pertanto non sono più disposti ad essere obbligati a sostenere le spese di mantenimento di animali che non solo loro.
Ragioni legali in contrasto con la proposta di Vivaro
La proposta di soppressione dei cani randagi, anche se dopo 12 mesi dalla data di ricovero nella struttura convenzionata, si pone arrogantemente contro una fra le grandi conquiste civili del nostro Paese e cioè il divieto di uccisione di creature che hanno già subito la crudeltà dell’abbandono!
La Legge Regionale 39 del 1990 e la Legge Nazionale 281 del 1991, infatti, promuovono ed assumono come finalità pubblica la tutela delle condizioni di vita degli animali domestici, istituendo l’anagrafe canina e l’obbligo di applicazione del microchip, il divieto di abbandono degli animali domestici, il divieto di soppressione dei cani randagi, a meno che non siano gravemente ammalati ed incurabili, ed il loro ricovero in strutture pubbliche o private convenzionate.
Oltre alle Leggi sopra citate, è vigente dal 2004 la Legge Nazionale 189 contro il maltrattamento degli animali, Legge che punisce il maltrattamento contro gli animali non più come reato civile, ma come reato penale, come descritto dagli articoli del Codice Penale n. 727 e 544 bis, ter, queter e quinquies: la soppressione di un cane per crudeltà o senza necessità, inclusa quindi la soppressione di un cane non gravemente malato né pericoloso per l’incolumità delle persone, non è più solo un reato civile ma è un reato penale ai sensi dell’articolo 544-bis, punibile con la reclusione da 3 mesi a 18 mesi.
Pertanto, anche se anche la proposta trovasse accoglimento e portasse ad ottenere una deroga alle Leggi 39/90 e 281/91, sarebbe comunque necessario ottenere anche la modifica dei sopra citati articoli del Codice Penale, eventualità decisamente non attuabile.
Nella pratica, l’Amministrazione di Vivaro difficilmente troverebbe il personale veterinario che si assume la responsabilità di condurre atti, quale la soppressione di un cane in perfetta salute, punibili penalmente.
Ragioni etiche e sociali in contrasto con la proposta di Vivaro
La deplorevole proposta di soppressione dei cani randagi viene banalmente camuffata dietro esigenza di destinare le risorse a situazioni di maggiore importanza, posizione apparentemente ragionevole: di fronte ad una doppia emergenza riguardante un essere umano ed un animale penso sia doveroso intervenire prima per l’essere umano e ritengo che nessuna persona sensibile ed amante degli animali contesti ciò.
Ma quando si propone la scelta tra la vita dell’uno o dell’altro, nella reale vita quotidiana?
Ma davvero non viene in mente alcuna soluzione migliore che non preveda il sacrificio di vite innocenti?
Di vite innocenti infatti si tratta: di esseri viventi che hanno capacità di soffrire e sono completamente innocenti e vittime della cattiveria, dell’egoismo e della superficialità dell’uomo.
Se siamo pronti a togliere ogni speranza di vita ad un animale indifeso, solo perché vecchio, bruttino o dal carattere difficile, cosa saremo pronti a fare con i nostri simili in condizioni di vita difficili e precarie?
La sofferenza gratuita degli animali per mano dell’uomo è argomento che ha sensibilizzato le coscienze degli uomini nel secolo scorso e ha dato origine alle Leggi per i diritti degli animali, che sanciscono diritti universalmente accettati in gran parte del mondo moderno civilizzato.
E’ davvero triste trovarsi di fronte ad una tale crudeltà d’animo quale quella che traspare dalla proposta di Vivaro.
Dalla testimonianza dei Consiglieri pare che l’intero Paese di Vivaro abbia espresso parere favorevole alla soluzione del risparmio di denaro sulla vita dei poveri cani.
La realtà di questi giorni mostra invece come questa anacronistica quanto cruda proposta friulana sia decisamente poco popolare: da tutta Italia stanno giungendo centinaia e centinaia di manifestazioni di solidarietà contro una simile barbara ipotesi. Forse coloro che sono così pronti ad eliminare tali fastidiosi cani senza padrone non sono informati sulla popolarità che i nostri amici a 4 zampe rivestono nelle case degli italiani.
Ragioni pratiche e gestionali in contrasto con la proposta di Vivaro
La proposta di soppressione dei cani in carico al Comune nasce dalla difficoltà finanziaria derivante dal loro mantenimento.
Appare alquanto difficile pensare come una cifra dell’ordine dei € 10.000 in un bilancio di un Comune, seppure di piccole dimensioni, possa creare gravi problemi; in ogni caso è chiaro che il mantenimento dei cani nei canili è una spesa per i contribuenti da inserire nel bilancio delle Amministrazioni Comunali.
Come ogni problema, in qualunque ambito, l’approccio migliore è quello di un’analisi approfondita ed una serie di azioni che mirano a risolvere il problema stesso alla radice: la soppressione di un cane dopo 12 mesi dalla data di ingresso in una struttura di custodia non è certo la soluzione che consente al Comune di eliminare l’esborso di denaro, dal momento che, in ogni caso, il mantenimento dovrebbe avvenire per 12 mesi.
Persino a Los Angeles hanno di recente imposto una variazione alla Legge che prevede l’abbattimento dei cani randagi non adottati introducendo una modifica che impone la sterilizzazione obbligatoria di tutti i cani di proprietà, con l’unica motivazione che il mantenimento fino al “momento finale” e poi i costi di soppressione sono superiori rispetto ai costi di sterilizzazione!
L’approccio più efficace ai fini della riduzione della spesa pubblica è quello che evita l’ingresso del cane nelle strutture di ricovero, ossia combatte l’abbandono.
Senza inventarsi nulla, le Leggi 39/90 e 281/91 sopra citate danno già da quasi vent’anni le indicazioni su come agire: le Amministrazioni pubbliche sono tenute ad applicare le Leggi, nell’ambito del randagismo esattamente come in tutti gli altri ambiti di loro competenza.
Tali Leggi impongono l’identificazione mediante microchip e l’iscrizione all’anagrafe canina di TUTTI i cani e l’applicazione di sanzioni nei casi non regolari (con conseguenti proventi utili per il sostegno delle spese di mantenimento in canile).
Altre azioni utili ed efficaci che competono alle Amministrazioni sono misure preventive, quali campagne di sensibilizzazione sul controllo delle nascite, anche mediante la sterilizzazione, e campagne di sensibilizzazione ed informazione contro l’abbandono e sul rispetto degli animali e sulla loro corretta gestione, in affiancamento con le Associazioni Protezionistiche locali.
Firma la petizione!
Leggi la guida pratica contro il randagismo e per il benessere animale!
Leggi la sterilizzazione dei gatti
Francesca Berzaccola
Delegata OIPA Pordenone e provincia