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Segnalazione di Apertis Verbis che con l’OIPA ha portato
avanti la campagna dei Lupi Croati.
Vi presentiamo: Aragorn, Lupo Alberto, Balto, Francesco e Romolo.
Cinque dei sette lupi croati ce l'hanno fatta e stanno bene!
Vivevano in una sorta di “pollaio” recintato con una
rete, senza cibo ne acqua.
È stato un appello lanciato su Internet da Apertis Verbis
e dall’OIPA, successivamente raccolto dalla Fondazione Bioparco
e dall'Ufficio diritti animali del Comune di Roma, a dare il via
alle operazioni di soccorso che hanno salvato 5 lupi dal lager di
uno zoo privato croato, ormai in chiusura per fallimento.
Ad accogliere i cinque fratelli è stata la stessa Fondazione
che ha creato appositamente per loro la "Selva dei lupi"
un'area di 1.600 mq che da circa un mese accoglie, nel Bioparco,
i cinque lupacchiotti.
"Abbiamo creato un ambiente simile a quello naturale"
- ha detto Monica Cirinnà, delegata del Sindaco per i diritto
degli animali.
Il 6 gennaio 2006 la "Selva dei lupi" è stata aperta
al pubblico in occasione della "Befana dei lupi". A spiegare
l'iter che ha portato i cinque lupi dallo zoo croato al giardino
zoologico romano è stato il presidente della Fondazione Bioparco,
Giovanni Arnone: "Nell'estate scorsa abbiamo raccolto l'sos
lanciato da cittadini e associazioni ambientaliste per salvare i
5 lupi dello zoo privato croato, chiuso per fallimento, che stavano
letteralmente morendo di fame – spiega Arnone - Subito abbiamo
attivato una task force che ha prestato i primi soccorsi. Il passo
successivo è stato avviare le pratiche per trasferire i lupi
in Italia: è stata una vera e propria ‘battaglia’
burocratica durata 6 mesi".
Oltre ai lupi, che vivranno nella "Selva" perché
nati e cresciuti in cattività, sono stati tratti in salvo
anche tre tigri e due orsi bruni.
"Una tigre l'abbiamo dovuta operare ad un occhio - aggiunge
Cirinnà – mentre l'orso addirittura proveniva dalle
truppe della guerra in Bosnia". Le operazioni di soccorso sono
state patrocinate, oltre che dall'Ufficio Diritti animali del Comune
di Roma, anche dai ministeri dell'Ambiente, delle
Attività produttive, delle Politiche agricole, dal Corpo
forestale dello Stato, dall'amministrazione capitolina e dall'ambasciata
italiana in Croazia.
"È la testimonianza del cambio di rotta che si è
verificato da quando il Bioparco si è trasformato in Fondazione
- conclude Cirinnà - Basta con gli zoo e i circhi dove gli
animali sono sfruttati per far pagare il biglietto alla gente e
farla divertire. L'auspicio è che tante strutture nel nostro
Paese si trasformino in luoghi per il recupero e il ricovero degli
animali, proprio come fa il Bioparco ormai da tempo".
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