Dietro gli esercizi dello spettacolo circense si nascondono
mesi di privazioni, maltrattamenti e sofferenze.
I metodi di addestramento comportano frequenti percosse e l'assenza
di acqua e cibo.
Per costringere gli elefanti ad alzarsi sulle zampe posteriori,
gli viene appoggiato un ferro rovente sotto la gola. Ai felini vengono
limati i denti ed estratti gli artigli in modo da renderli inoffensivi.
Per piegarne la volontà prima dell'addestramento, le tigri
vengono stese in terra, con le zampe strettamente legate e percosse
con bastoni fino a quando si rendono conto che ogni reazione è
inutile.
Riportiamo alcune dichiarazioni di domatori. (dal dossier circhi
LAV)
Jean Richard, domatore francese: "Con i leoni
ho trovato una sola soluzione: buttargli uno sgabello addosso, dritto
sul muso" e ancora a proposito di elefanti: "Afferro una
barra di metallo ed inizio a bastonare gli elefanti sulla testa
con tutta la mia forza".
Alfred Court, un altro domatore francese: "Restavo
solo con le tigri e le punivo in modo che esse non avrebbero dimenticato…
E' il gioco del domatore di leoni. Egli fa agire il leone sotto
la costante minaccia della morte e lo ricorda al leone con migliaia
di punzecchiature, ferite e frustate. Il leone ruggisce la sua protesta,
ma va avanti con l'esercizio, perché non vuole morire".
Liana Orfei: "La belva si avvicina allo sgabello
fin quando, sempre inseguendo la carne, è costretta a salirvi
sopra. La belva va giù? Il domatore le dà la frustatina"
e sulle foche: "Le foche possono essere addestrate solo per
fame e non si possono picchiare perché la loro pelle, essendo
bagnata, è delicatissima".. La frusta o il bastone portati
in pista, servono a mantenere gli animali sotto uno continuo stato
di paura e di minaccia, ricordandogli le percosse dell'addestramento.
Racconta Hans Falk, ex lavoratore del circo Knie,
a proposito dell'addestramento di una giovane elefantessa: "si
iniziò con una sorta di esercizio di equilibrio, sopra un
asse rigido tenuto a circa 50 cm da terra. Ma l'elefantessa, impaurita,
si rifiutò. Allora sia l'addestratore che Louis Knie persero
la pazienza e ricorsero ad un'asta metallica portante all'apice
un uncino, il quale fu spinto e poi tirato sull'elefantessa. Si
cercava di far svolgere l'esercizio in maniera corretta nel più
breve tempo possibile, ma l'elefante rimaneva incapace di eseguirlo.
Era giunto il momento di iniziare un piccolo inferno sulla pista.
Il domatore iniziava a colpire l'elefante sulle zampe fino al sanguinamento".
Fra i metodi d'addestramento vi è anche la privazione di
acqua e cibo. Alcuni animali non imparano mai, la loro volontà
non può essere piegata, così muoiono per le ferite
o semplicemente per inedia, perché sono talmente disperati
e rassegnati che si rifiutano di mangiare. E' la filosofia del domatore,
l'animale deve "assecondare l'uomo o morire".