Gli squali sono generalmente noti come i maggiori predatori dei mari e degli oceani. Si tratta tuttavia di specie estremamente vulnerabili, le cui popolazioni registrano un notevole declino e, in alcuni casi, sono addirittura a rischio di estinzione nelle acque dell’Unione Europea.
Benché la pesca degli squali rappresenti ancora una percentuale limitata della produzione ittica mondiale, essa ha registrato un rapido aumento a partire dalla metà degli anni ‘80. Tale aumento è stato indotto da una crescente domanda di prodotti derivati (in particolare pinne, ma anche carne, pelle, cartilagini, ecc.), soprattutto sul mercato asiatico. Questi elementi hanno contribuito a rendere più redditizio il settore della pesca degli squali. Tra il 1984 e il 2004, le catture mondiali di squali sono passate da 600.000 a più di 810.000 tonnellate.
Lo "shark finning" è una pratica che prevede l'amputazione della pinna dorsale ai pescecani, i quali vengono poi rigettati in mare, dove vanno incontro a morte certa. Tutto questo senza che alcuna disposizione prescriva la taglia, l'età o la specie degli squali pescati.
In tutto il mondo la caccia prosegue per coprire una domanda sempre crescente, con uno sfruttamento delle popolazioni di squalo, messe in serie difficoltà dall'età elevata in cui questi animali raggiungono la maturità sessuale e dallo scarso tasso riproduttivo che li contraddistingue.
Aumenta quindi il pericolo che lo squalo si estingua.
L'Unione mondiale per la conservazione della natura (IUCN) ha redatto un elenco delle specie minacciate in tutto il mondo, mettendo in testa di lista il pesce martello maggiore, lo squalo martello smerlato e il diavolo di mare o mobula, un tipo di razza.
Secondo l'IUCN è urgente adottare un piano internazionale coordinato di protezione di questi animali. Il commissario europeo per gli Affari marittimi e la pesca Joe Borg ha quindi presentato un piano d'azione per la conservazione e la gestione degli squali, approvato in aprile dal Consiglio europeo.
Il piano prevede la protezione di tutti i pesci cartilaginei (quindi non solo degli squali, ma anche razze e chimere), per un totale di oltre 1.000 specie. Nella UE, lo “shark finning” è già proibito da alcuni anni, ma il piano d'azione introdurrà misure di sorveglianza più severe per alleviare la pressione che pesa sull'ecosistema marino in conseguenza di una pesca sempre più intensiva.
Entro la fine dell'anno, il gruppo d'esperti dell'IUCN in materia di squali pubblicherà una relazione aggiornata sulla situazione di 400 pesci cartilaginei.
L’OIPA plaude gli sforzi dell’Unione Europea per proteggere gli squali. Nostro auspicio è che questi animali, possano vivere liberi e tranquilli nei mari a cui appartengono, a questo fine servono leggi ed il Piano d’azione è il primo importante passo nella giusta direzione.
Come consumatori possiamo aiutare gli squali: l’Italia, è uno dei maggiori importatori di squali, non mangiando piatti a base di squalo (ma neppure di altri animali) possiamo contribuire a proteggerli.
Puoi vedere il Video L'UE in difesa degli squali
Paola Ghidotti
OIPA International Campaigns Director