SUL VERTICE FAO: UN’ALTRA ALIMENTAZIONE È POSSIBILE


Si è chiuso il vertice della Fao con un quasi nulla di fatto, come hanno ammesso gli stessi media. Da comunicazioni che giungono da chi ha potuto assistervi, che condividiamo totalmente, riprendiamo e sviluppiamo alcuni punti che dovrebbero destare attenzione da parte della pubblica opinione.

Negli ultimi decenni la Fao è diventa la contabile oggettiva di un perdurante stato di miseria crescente nei paesi poveri del mondo e oggi una popolazione di quasi un miliardo di persone continua a patire e a morire di fame. Questo dramma può riassumere nel concetto che in quei paesi si continua a faticar molto e a morire di fame, mentre le popolazioni agiate muoiono di obesità e di inquinamento. La FAO, che spende quasi metà del proprio bilancio per sostenere la propria struttura burocratica – anche questa è una critica che va fatta, sembra del tutto incapace di coagulare politiche che possano concretamente mutare la situazione nutritiva di chi si trova in stato di bisogno...

Se ci si focalizza sul Forum parallelo, le notizie non sono molto migliori.
Le Ong internazionali criticano ma sono coinvolte nella politica dei governi e la loro attività diventa difficilmente di vera critica; per esempio non si è affrontato chiaramente neanche il problema della feed food competition – ovvero della contrapposizione tra produrre vegetali per fare energia che sottraggono terreno al cibo per le persone. Solo il Movimento dei Sem Terra si è reso conto della contraddizione, visto quel che succede sotto i loro occhi nella foresta amazzonica (si tratta dei fatti che hanno recentemente portato alle dimissioni del Ministro dell’ambiente del governo Lula).

Altro esito negativo è che non si sia affrontato il tema degli allevamenti intensivi e del fattore di competizione che inducono tra consumi di cereali per gli allevamenti intensivi (più della metà dei cereali coltivati nel mondo vanno agli allevamenti intensivi). Se ne era parlato di più nel 1996 e nel 2002, come riconosce anche la nostra corrispondente, Marinella Correggia. Inoltre, la cosa più grave, come già documentato in questo sito, è che la FAO è perfettamente al corrente di quanto l’alimentazione carnivora dei ricchi influisca – direttamente e indirettamente – sulla miseria alimentare di cui in apertura di articolo.
A tal proposito, diamo qualche dato: un esponente del Mst ha fornito alcune notizie interessanti sulle esportazioni di bovini, carne e soia. In estrema sintesi: i polli si vendono verso il Medio oriente, il maiale verso Russia e la Cina, i bovini verso l’Europa; (adesso l'Italia vuole importare bovini vivi dal Brasile). La soia si esporta verso Europa e Cina, il resto per il consumo interno delle stalle, poco biodiesel o bioetanolo in realtà, che in Brasile si fa con la canna da zucchero.
Qualcuno afferma che nello stato di Catarina do Sul, dove mangiano molta carne e ci sono pesticidi in quantità ignote ecc., quasi tutti hanno il cancro, ma il Ministero della salute brasiliano non dice nulla in proposito.

Per quanto riguarda la pesca la situazione è rimasta tragica, come sempre, nella competizione tra poveri e ricchi. I paesi ricchi dragano i mari alla ricerca del pesce ma un miliardo di persone dipende dalla pesca locale per le proteine. Nel frattempo il caro petrolio e le quote di pesca UE sembrano voler indicare, una volta in più, che nei prossimi mesi e anni ne vedremo delle belle e che il nostro sistema di produzione – anche e soprattutto del cibo animale pesce compreso – non è oltremodo sostenibile.

Enrico Moriconi
www.unaltralimentazione.org